martedì 22 dicembre 2015

Yazoo L-1071: Ma Raney's Black Bottom

Ma Rainey ha percorso i primi decenni della Musica che stiamo presentando nel nostro Blog, muovendosi con passo leggero dai Minstrel Shows e il Vaudeville sino al Blues e al Jazz.

E lasciando una traccia indelebile che, a partire da Bessie Smith, ha influenzato generazioni successive di cantanti di colore, .

Nata nel 1886 in Georgia (o forse nel 1882 in Alabama...), Ma Raney visse fin da ragazza una dimensione dello spettacolo che ormai per noi -abituati ad artisti plastificati- è persino difficile immaginare.

Dopo alcune esperienze iniziali, si esibì insieme al marito con i leggendari Rabbit Foot Minstrels, per poi fondare un proprio gruppo, il cui nome è tutto un programma: Assassinators of the Blues...

In seguito al successo di Mamie Smith nel 1920 con il suo "Crazy Blues", i tempi erano maturi perché, anche per altre cantanti di colore, si aprissero le porte delle case discografiche e così nel 1923 Ma Rainey iniziò a registrare per la Paramount.

La collaborazione -che produsse oltre un centinaio di titoli- durò sino al 1928, anno in cui la Paramount rescisse il contratto, perché ormai lo stile musicale di Ma Rainey e la sua presenza scenica non erano più redditizi come negli anni precedenti.

I Blues di Ma Raney e delle altre cantanti dell'epoca vengono solitamente definiti Classici, ma in realtà risentono della tradizione Vaudeville, che venne gradatamente resa più sofisticata, con un'orchestrazione che cercava di ricalcare i brani composti da W. C. Handy, che tanto successo stavano ottenendo.

Tra l'altro, Ma Raney possedeva una notevole creatività, che le permise di comporre molti dei brani che incise. Non sapendo né leggere né scrivere, arrivava in sala d'incisione con foglietti sparsi, sui quali aveva tracciato segni e disegni, che le permettevano di ricordare i testi delle canzoni.

Nel 1985 la Yazoo le dedicò questo ottimo "Ma Rainey's Black Bottom", da cui traiamo i due brani che vi presentiamo oggi.

Il primo è il brano da cui è ripreso il titolo del disco e gioca sul doppio senso di Black Bottom, che indica sia un tipo di ballo sia una parte anatomica...

"Now I'm gonna show you all my Black Bottom
They stayed to see that dance
Stayed until they'd seen me do my big Black Bottom
That'll put you in a trance"

Il secondo è "Yonder Come the Blues", dedicato a tutti i momenti in cui il Blues raggiungeva Ma Rainey, in particolare a causa di un uomo:

"People have different blues and think they're mighty bad
But blues all about a man, the worst I've ever had
I've been disgusted and all confused
Every time I look around, yonder come the blues"

La Paramount era, purtroppo, tristemente famosa per la scadente qualità delle registrazioni e del materiale utilizzato nella stampa dei dischi, ma siamo comunque convinti che -nonostante queste limitazioni- ancora oggi sia possibile lasciarsi toccare dalla potente voce di Ma Rainey e dalla sua forte carica interpretativa.


domenica 20 settembre 2015

"Where could I go" di Lucille Barbee

Nel 1952 il Gospel godeva di ottima salute e numerosi Ministri del Culto alternavano la Chiesa con lo Studio di registrazione.

Tra questi, vogliamo oggi ricordare Sister Lucille Barbee, con il suo trascinante "Where could I go".

Sister Lucille Barbee aveva iniziato la "carriera" di artista proprio quell'anno e in seguito si sarebbe esibita con Rev. Morgan Babb & The Radio Four.

Avrebbe poi continuato questa sua attività anche negli Anni '60, per passare in seguito alla consolle e iniziare una carriera come Dj.

Certo non le mancava una buona dose di intraprendenza, che in seguito la portò a ospitare in una radio di Nashville, la domenica mattina, anche un programma dal titolo "Lucille Barbee and the Gospel Training Program"...

Morì nel 2009, ormai quasi completamente dimenticata da tutti, ad eccezione di coloro che ancora ascoltavano con inestinguibile entusiasmo le sue vecchie registrazioni.

Come speriamo vogliate fare anche voi, lasciandovi così coinvolgere dall'energia positiva di questa vigorosa Sorella!

"Living below in this old sinful world
Hardly a comfort could afford
Striving alone to face temptations call
Where could I go but to the Lord

Where could I go, where could I go
Seeking a refuge for my soul
Needing a friend to save me in the end
Where could I go but to the Lord

Neighbors are kind, I love them everyone
We get along in sweet accord
But when my soul needs manna from above
Where could I go but to the Lord"



domenica 13 settembre 2015

Yazoo L-1003: St. Louis Town 1929-1933

La città di St. Louis non è tra le più apprezzate nella storia del Blues, ma vi fu un periodo in cui essa era in grado di offrire una scena musicale particolarmente ricca.

Infatti, St. Louis si trovava in una posizione strategica per i Neri, che abbandonavano il Sud e andavano a cercare nelle città del Nord salari e condizioni di vita migliori.

Lungo il Mississippi o sui treni della Missouri-Pacific, dell'Illinois-Central o della G M & O, arrivavano frotte di immigrati, che a volte decidevano di fermarsi appunto a St. Louis, portando con sé le tradizioni musicali della propria terra.

Tra i Bluesmen attivi in città a cavallo della crisi del '29, il più influente fu Charlie Jordan, probabilmente originario di Helena, Arkansas, a cui viene giustamente dedicata la copertina del disco L-1003 della Yazoo, che oggi vi presentiamo.

Anche Charlie Jordan ebbe, come tanti suoi colleghi, una vita movimentata...

Fabbricatore clandestino di liquori, azzoppato da un colpo di pistola, talent scout per la Decca, titolare di una sala prove, morto ammazzato per strada nel 1954...

Tra le sue quattro incisioni che la Yazoo presenta in questa raccolta, a me piace particolarmente "Keep it Clean".

Come sempre, nel caso del Blues, potete liberamente immaginare che cosa Charlie Jordan inviti a tenere pulito, ma cercate comunque di apprezzare il suo limpido e rilassato fraseggio alla chitarra, che per tanti aspetti ricorda il Blues di Memphis, Tennessee.

Un altro brano notevole in questo L-1003 è "Cairo Blues" di Henry Spaulding, inciso nel 1929.

Originario del Mississippi, Spaulding era più anziano della maggior parte dei Bluesmen attivi in quegli anni a St. Louis e, quindi, è possibile che sia proprio lui l'autore di questa melodia, che venne usata anche da Henry Towsend, Charlie Jordan, Henry Brown e Lane Hardin.

E' veramente un peccato che la Depressione abbia falciato la scena Blues di questa città, che da allora non ha più ricoperto un ruolo importante nel panorama Blues americano, perché -come ben testimonia questo LP- nel 1930 vi erano tutte le premesse per uno futuro molto più interessante.





domenica 6 settembre 2015

Yazoo L-1060: Blind Boy Fuller, Truckin' my Blues Away

In un Post precedente, vi abbiamo parlato d una seduta di registrazione del 1935, particolarmente sfortunata per Gary Davis, che non ebbe il riconoscimento e il successo di vendite che si sarebbe certamente meritato.

E abbiamo accennato a come, invece, quel giorno fu proficuo per un altro Bluesman all'esordio discografico...

Quel Blind Boy Fuller che, da allora e sino alla sua precoce morte nel Febbraio 1941, riuscì a vendere molti, ma proprio molti dischi, grazie ai 135 brani registrati.

Il suo stile chitarristico è allo stesso tempo semplice e piacevole, perché riesce a fondere la tecnica pulita, la struttura armonica regolare e il ritmo saltellante tipici dei Bluesmen della East Coast in una serie di prodotti ben confezionati.

Arricchiti, inoltre, da quei doppi sensi e da quell'inno a godersi la vita, che erano ingredienti importanti per il successo, presso popolazioni rurali semplici, in cerca di svago a buon mercato.

Nato intorno al 1908 nel Nord Carolina, Blind Boy Fuller nel 1928 rimase completamente cieco per cause che non conosciamo e condusse la vita tipica di tanti Bluesmen dell'epoca, che avevano la loro zona di influenza nelle campagne e nelle piccole cittadine del Sud.

Dall'LP Yazoo L-1060 "Blind Boy Fuller, Truckin' my Blues Away", oggi vi presentiamo il pezzo che da il titolo a questa piacevole raccolta, che si lascia ascoltare senza mai annoiare.

Il brano non segue la struttura del Blues a 12 battute, ma un giro armonico diverso e probabilmente più accattivante, tipico di quell'accompagnamento che -a partire dal Folk Revival- venne associato alla Ragtime Guitar, proprio perché incorpora nel Blues tratti che evocano l'epoca del Ragtime.

Questo, in dettaglio, il giro armonico di cui vi stiamo parlando.

C-A7-D7-G-C
C-A7-D7-G
C-C7-F-C°
C-A7-D7-G-C-A7-D7-G-C

E questo è l'esempio di una strofa di "Truckin' my blues away", in cui lasciamo al Lettore decidere se "truck" sia il sostituto di un più famoso -e censurato- verbo, foneticamente molto simile...

"Keep on truckin' baby, truckin' my blues away
Keep on truckin' baby, truckin' my blues away
You don't have to hurry, you don't have to go
Wait a little while, you might wanna truck some more
Keep on truckin' baby, truckin' my blues away
Truckin' my blues away"

Si dice che, in punto di morte, Blind Boy Fuller si convertì e si pentì per aver cantato il Blues.

Difficile dire che cosa passi nella mente -e nel cuore- di un uomo, durante gli ultimi attimi di vita e prima del grande passaggio, perciò vi riportiamo questa voce, senza commentarla.

D'altra parte, come si suol dire, le Vie del Signore sono infinite e, aggiungiamo noi...

Possono passare anche attraverso molto "truckin'"!


lunedì 20 luglio 2015

Yazoo L-1059: Eddie Lang, Jazz Guitar Virtuoso

Negli sviluppi di un genere musicale, ci sono trasformazioni che sono nell'aria, ma che spetta a un singolo musicista portare a compimento.

E' quanto nel jazz degli Anni '20 capitò, con il passaggio dal banjo alla chitarra, operato sia perché il primo strumento iniziava a mostrare tutti i suoi limiti tecnici e timbrici, sia perché all'orizzonte era comparso un chitarrista virtuoso come Eddie Lang.

Eddie era nato come Salvatore Massaro a South Philadelphia nel 1902 e in casa respirò quel clima musicale delle famiglie italiane recentemente immigrate negli Usa, in cui era facile trovare qualcuno che suonava a un livello amatoriale o semiprofessionistico qualche strumento, come ad esempio, appunto, la chitarra.

Anzi, il padre era addirittura un liutaio e così il giovane Salvatore poté crescere circondato da banjo e chitarre.

Ma il primo strumento a cui egli si avvicinò non fu la chitarra, bensì il violino, a cui dedicò diversi anni di studio.

Non è ben chiaro quando passò alla chitarra, ma sappiamo che -prima che con  questo strumento- si cimentò con il banjo a quattro corde e con la chitarra-banjo, che però non erano in grado di soddisfarlo, proprio per il loro suono aspro.

A quel punto, era già attivo da anni il suo sodalizio musicale con l'amico di una vita Joe Venuti, il grande violinista che con il suo strumento operò nel Jazz una rivoluzione parallela a quella attuata da Eddie alla chitarra.

Ai due non mancò mai il lavoro ed essi furono certamente tra i pochi musicisti jazz a cui la vita on the road non presentò un conto salato.

Anzi, Eddie Lang fu certamente un esempio di genio senza sregolatezza: conduceva una vita regolare, non beveva, era puntuale alle serate o in sala di registrazione e al tavolo da gioco non solo non dilapidava i suoi guadagni, ma anzi... era in grado di incrementarli.

Se ne andò a soli 31 anni, per i postumi imprevisti di una banale tonsillectomia.

Di lui ci restano tantissime sedute in sala d'incisione -ove accompagnò musicisti del calibro di Bix Beiderbecke- e una quindicina di facciate come solista, saggiamente raccolte nel Vinilone L-1059 della Yazoo, giustamente sottotitolato "Jazz Guitar Virtuoso".

Da questo LP, vi presentiamo ora due brani.

Il primo è "Midnight Call Blues", in cui Eddie Lang è in coppia con l'altro grande chitarrista Lonnie Johnson: se volete divertirvi, potete provare a riconoscere quale dei due musicisti è il solista in ciascun coro...

Il secondo è "Eddie's Twister", in cui troviamo tutta la maestria di Eddie, mentre viene accompagnato al piano da Arthur Schutt.

Fu questo il suo primo brano inciso come solista ed è una sorta di sommario della sua tecnica chitarristica.

Infatti, in esso troviamo accordi con le corde mute, il cambio di diteggiatura sullo stesso tasto per dare il senso di un attacco più fresco, intervalli di decima per simulare gli effetti di un pianista Jazz, accordi di nona, glissandi, armonici, effetti simili all'arpa, accordi aumentati consecutivi e via dicendo.

In un prossimo Post, ci occuperemo di Joe Venuti, che -come abbiamo detto- di Eddie Lang fu grande amico e compagno instancabile di divertimenti, serate e sedute in sala d'incisione.

 


domenica 12 luglio 2015

Herwin 106: King Oliver, The Great 1923 Gennetts

Continuiamo questa nuova sezione del Blog -dedicata ai 16 LP della Herwin, che negli Anni '70 riproposero alcune pietre miliari del Jazz di mezzo secolo prima- con questo disco, che raccoglie le storiche incisioni effettuate nel 1923 dalla King Oliver's Creole Jazz Band per la Gennett a Richmond, Indiana.

In questi 15 brani, possiamo ascoltare il Jazz che inizia in parte ad allontanarsi dalla sola polifonia -tipica, ad esempio, della Original Dixieland Jazz Band, che vi abbiamo presentato nel Post precedente- e a...

Lasciare un certo spazio ai solisti, che -pur all'interno di una Musica ancora d'insieme- provano a reinterpretare i vari temi musicali, che sono così l'occasione per abbellimenti ed elaborazioni moderatamente originali.

E di che musicisti si tratta!

Infatti, alla cornetta abbiamo non solo Joe Oliver, ma anche Louis Armstrong, la cui ingeniosa creatività fatica a restare compressa nella polifonia del Jazz della sua epoca.

Che dire poi di Johnny Dodds, il più significativo clarinetto di quegli anni?

O di Baby Dodds, suo fratello, alla batteria?

O di Lil Hardin, futura moglie di Louis Armstrong, al piano e di Honore Dutrey al trombone?

E pensare che, a detta di molti, nel 1923 la Band di King Oliver aveva già perso molto del suo potenziale... 

Il che ci lascia solo immaginare che cosa potessero essere le sue performance live al Lincoln Gardens di Chicago.

Inoltre, la qualità delle sedute di registrazione della Gennett era scarsa anche per i bassi standard dell'epoca e questo ci fa rimpiangere ancora di più quei suoni, che mai poterono essere registrati durante il periodo migliore della King Oliver's Creole Jazz Band.

Comunque, ascoltando queste incisioni possiamo avere un'eccellente testimonianza della Musica di New Orleans trapiantata a Chicago, in un anno e con una Band che fecero da transizione tra il Jazz originario di quella città e gli sviluppi successivi, che...

Traghettarono il Jazz verso un ampio pubblico e lo allontanarono sempre più dalla Folk Music -qualunque cosa questa espressione significhi- da cui era indubbiamente nato.

Non è certo un caso se, proprio l'anno successivo, Louis Armstrong lasciò la Band di King Oliver, per intraprendere quella carriera di vero solista, che avrebbe raggiunto il suo apice con gli Hot Five e gli Hot Seven.

Di queste registrazioni, oggi continuiamo ad apprezzare la grande gioia e il grande lavoro d'insieme, in cui persino la particolare esuberanza creativa di Louis Armstrong riuscì ad amalgamarsi con la maestria degli altri artisti, sotto la vigile regia di King Oliver, che...

Seppe creare una Musica forse prevedibile, nella sua ripresa di strutture e arrangiamenti tradizionali, ma sempre piacevole ed eccitante, nella sua perfetta coordinazione e travolgente energia.

Vi lasciamo con "Chimes Blues", in cui vi è il primo assolo di Louis Armstrong.

In realtà -più che di un assolo, nel senso che il termine avrebbe avuto nel Jazz successivo- si tratta di due cori in cui Louis suona con il solo accompagnamento ritmico.

Non è molto, ma già indica la strada che Armstrong e il Jazz avrebbero preso nel giro di pochissimo tempo.


domenica 5 luglio 2015

Herwin 116: Dixieland Jazz Classics: Original Recordings from 1917-1928

Negli Anni '70, la casa discografica Herwin iniziò la serie 100, dedicata al Jazz degli Anni '20.

Purtroppo, vennero pubblicati solo 16 LP, ma ognuno di essi raccoglie tante gemme e noi, che li possediamo tutti, li facciamo girare spesso, perché sono di grande interesse e, inoltre...

Ognuno di essi regala una grande gioia.

Ci piace iniziare questa sezione del Blog a loro dedicata, proprio con l'ultimo Herwin 116, in quanto è dedicato ad alcuni classici Dixieland e, ascoltandolo, si ha l'opportunità di fare un veloce e piacevolissimo "ripasso" di questo genere musicale, in cui inventiva, energia e disciplina d'insieme si uniscono in un mix travolgente.

Come noto, viene definita Dixieland quella musica che -sull'onda del grande successo ottenuto dalla Original Dixieland Jazz Band, dopo la loro prima incisione del 1917- si sviluppò a New Orleans, grazie prima a Musicisti bianchi -come Nick La Rocca e altri artisti di origine europea e spesso italiana- e poi alla genialità musicale del popolo nero.

L'origine di questa Musica è da ricercare nel Ragtime -che ebbe uno sviluppo inizialmente differente, ma per tanti versi parallelo- rispetto al Jazz, che aveva invece le sue radici più nel Blues.

E' comunque inutile e sterile cercare di trovare uno schematico albero genealogico di un genere musicale, in quanto -in particolare in quegli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale- Ragtime, Blues, Minstrel Shows, Novelty Songs, Inni, Spirituals etc.correvano lungo strade sì spesso differenti, ma che finivano anche per intersecarsi, producendo quella ricchezza musicale di cui oggi i dischi ci forniscono solo una pallida rappresentazione.

Di questo LP, nel post odierno vi presentiamo due brani.

Il primo è "Dixieland Jazz Band One-Step", registrata dalla ODJB il 26 Febbraio 1917, con Nick La Rocca alla cornetta, Eddie Edwards al trombone, Larry Shields al clarinetto, Henry Ragas al piano, e Tony Sbarbaro alla batteria.

Parte d questo brano è basata su "That Teasin' Rag" di Joe Jordan del 1909, a testimonianza proprio della discendenza diretta del Dixieland dal Ragtime.

Naturalmente, però, la grande vitalità della ODJB -e in particolare il lavoro di Larry Shields al clarinetto- ne fanno un pezzo completamente nuovo e per tanti versi originale, che gettò le basi per la formazione di numerosi clarinettisti successivi.

E proprio un Rag è il secondo pezzo di oggi: " Kater Street Rag", che ci permette di apprezzare le qualità di Bennie Moten sia come compositore, sia come pianista e conduttore di un piccolo gruppo di 7 elementi, che avrebbe costituito il nucleo della sua futura Band più allargata.

In questo fondamentale LP sono anche presenti, tra gli altri, pezzi di Bix Beiderbecke, King Oliver, Louis Armstrong e Fletcher Henderson, per cui ora, congedandoci, ci resta il rammarico di non potervi presentare tutte le loro interpretazioni.

Ci consola il fatto che già tra una settimana ci occuperemo di un altro LP della Herwin, con le storiche incisioni del 1923 della King Oliver's Creole Jazz Band per la Gennett, con un certo Louis Armstrong, che si stava facendo le ossa alla seconda cornetta ...


domenica 28 giugno 2015

Yazoo L-1015: Favorite Country Blues Piano-Guitar Duets (1929-1937)

Da innamorato tanto della chitarra, quanto del piano, trovo i duetti con questi due strumenti veramente entusiasmanti.

Questo "Favorite Country Blues Piano-Guitar Duets (1929-1937)" è quindi tra i miei LP preferiti e ancora oggi ricordo le emozioni che mi diede sin dal primo ascolto, poco dopo la sua uscita nel 1969.

Uno degli aspetti interessanti dei duetti Piano-Chitarra è che solitamente tra i due strumenti non ve ne è uno predominante, ma anzi, essi si integrano in perfetta armonia.

E' questa una differenza radicale, rispetto ai duetti di chitarra, in cui solitamente una ha il predominio sull'altra, che viene ridotta al ruolo di mero -seppur importante- accompagnamento.

In questo LP è presente solo un brano del duo più famoso -composto da Leroy Carr e Scrapper Blackwell- probabilmente perché a loro verrà dedicato il disco L-1036, di cui non mancheremo di parlarvi in futuro.

Comunque, tra tanto materiale interessante presente in questo LP, è veramente difficile scegliere quali pezzi proporvi.

Allora, proviamo con "Good Gal", che trova al piano Charlie Spand e alla chitarra uno sconosciuto musicista, che potrebbe/dovrebbe essere Blind Blake, l'inarrivabile fingerpicker che ben seppe coniugare Blues e Ragtime.

Un brano molto rilassato, che a volte amo ascoltare di sottofondo, mentre altre volte preferisco un ascolto più attendo, cercando di seguire sia il fraseggio di Blind Blake, sia come le sue triplette si coniugano con il ritmo differente del piano.

Il secondo brano, invece, è "Sloppy Drunk Again" del 1935.

Qui troviamo Walter Davis al piano, che martella non poco sull'unico accordo che sostiene questo blues e differenzia questa versione da quelle di Leroy Carr o Sonny Boy Williamson, che sono invece basate sul tradizionale giro blues a 12 battute.

Alla chitarra abbiamo addirittura due musicisti: Henry Townsend e Big Joe Williams, probabilmente con la chitarra in Open G e accordata più alta rispetto al piano. Per una descrizione più dettagliata di questi particolari, potete vedere le precise note di copertina.

Infine, eccovi anche "Don't Sell it, Don't Give it Away", con Buddy Woods al canto e alla chitarra e due altri sconosciuti musicisti a piano e chitarra.

Dal prossimo Post, inizieremo a occuparci del Jazz travolgente degli Anni '20, senza il quale sarebbe ben difficile comprendere lo sviluppo della Musica Americana successiva.



martedì 23 giugno 2015

Yazoo L-1039: Tampa Red, Bottleneck Guitar 1928-1937

Abbiamo già visto come Georgia Tom, prima di convertirsi definitivamente al Gospel, avesse collaborato attivamente come pianista con il grande Tampa Red, indiscusso maestro della Bottleneck Guitar.

Inizialmente affascinato dal Vaudeville degli Anni '20 e dalle prime cantanti blues come Mamie Smith, che spopolava con il suo "Crazy Blues", Tampa Red, in realtà sviluppò ben presto uno stile particolare, più sofisticato rispetto ad altri Country Bluesmen, che lo portò ad accompagnare diversi cantanti dell'epoca e...

A sviluppare in seguito con Big Bill Broonzy e, appunto, Georgia Tom, quello stile divertente, accattivante e malizioso che sarebbe stato chiamato Hokum, proprio perché nato con il suo gruppo The Hokum Boys.

Addirittura, il suo primo duetto con Georgia Tom diede vita a quel "Tight like That", che venne ripreso in innumerevoli varianti e da così tanti musicisti, da arrivare quasi a costituire un sottogenere a se stante.

Inoltre, Tampa Red contribuì a dare dignità alla Slide Guitar, che sino allora non era mai stata probabilmente suonata con quella pulizia e con quel tono, tipici delle sue esecuzioni.

Con lui, non si ascolta certo quel suono di ferraglia, tipico di tanti bluesmen, la cui irruenza e il cui suonare accordi al quinto e settimo tasto della chitarra cercavano di compensare la mancanza di tecnica e accuratezza nella ricerca delle note.

Solitamente Tampa Red suonava in accordatura libera di Re, che allora era universalmente nota come Vestapol, distorsione fonetica di "Sebastapol", il famoso brano in Open D, che aveva addirittura dato il nome a questa accordatura.

Dal notevole Lp Yazoo L-1039 a lui dedicato, oggi vi presentiamo "It's Heated", un rilassato Blues a dodici battute, cantato da Frankie Jaxon con Georgia Tom, da cui emerge tutta la pulizia di Tampa Red, nel suonare singole note.

Come spesso accade in questo genere di Blues, certo non mancano le allusioni sessuali:

"Now I ain't no janitor, no fireman's son,
But I can keep your boiler hot till the superintendent comes.
I mean I can heat it, mean I can heat it,
I can heat it and warm it,
Let the good work go on"

Il secondo brano è il brillante "It's Red Hot", in cui Tampa Red e Georgia Tom dimostrano di che cosa siano capaci con un pezzo bello tirato, mentre accompagnano Madlyn Davis.


domenica 14 giugno 2015

La doppia conversione di Thomas Dorsey

Nel Post precedente, vi abbiamo parlato della carriera del bluesman Georgia Tom e abbiamo accennato alla conversione religiosa che avrebbe radicalmente modificato la sua vita, trasformandolo da affermato pianista Blues nel più famoso e influente compositore Gospel.

In realtà, la sua fu una doppia conversione, ma... procediamo con ordine.

Thomas Dorsey nacque nelle campagne della Georgia nel 1899 e la sua vita fu a lungo segnata da contraddizioni tra poli apparentemente inconciliabili, ma che in lui -dopo la conversione- poterono giungere a una sintesi proficua.

Musicalmente, Thomas Dorsey fu esposto alle influenze sia dei "moaners" che improvvisavano lamenti sulle melodie di vecchi Spirituals e altri brani che parlavano della sofferenza, sia dei cantanti che leggevano le cosiddette "shape-note", una rudimentale forma di trascrizione musicale, che utilizzava triangoli, ovali, quadrati e diamanti per indicare l'altezza delle singole note.

Inoltre, come abbiamo visto nel Post precedente, egli sperimentò sia formali lezioni di piano, con una impostazione classica, sia le "lezioni" che riceveva nei locali in cui il Blues la faceva da padrone.

Sul piano spirituale, subì le influenze del padre -un predicatore particolarmente istrionico- e della madre silenziosa e altruista, che con la sua abilità nel suonare l'organo sapeva affascinare il giovane Thomas.

Però, ben presto Thomas iniziò -come molti musicisti della sua epoca- a suonare nei bordelli e ad allontanarsi dagli insegnamenti religiosi ricevuti in famiglia.

Se questa attività gli permise di sopravvivere, non gli favorì certo l'ingresso nella comunità musicale "jass" che andava per la maggiore nelle città, in quanto i suoi limiti nella lettura della musica e la sua impostazione rurale male si adattavano ai sofisticati generi musicali dominanti ad Atlanta e Chicago, città in cui Thomas Dorsey cercò fortuna.

Così, tra difficoltà musicali, sociali e spirituali che lo portarono a un esaurimento nervoso, Thomas Dorsey ebbe nel 1921 la sua prima conversione, durante una Convention religiosa a Chicago, a cui aveva partecipato senza particolare entusiasmo, ma semplicemente perché trascinatovi da uno zio.

A impressionarlo, fu il canto di Professor Nix, che commosse tutta la platea e che fece desiderare a Thomas di poter avere egli stesso un'uguale influenza positiva sugli altri, grazie a una musica tanto efficace come il Gospel.

Gli effetti di questa conversione, però, furono brevi e si limitarono alla composizione di alcuni brani a carattere religioso.

Iniziò, invece, un periodo di grande successo musicale nel campo del Blues, che ebbe il suo culmine tra il il 1924 e il 1926, quando Thomas Dorsey venne nuovamente bloccato da una crisi totale, che gli impedì di lavorare e lo portò sull'orlo del suicidio.

La svolta definitiva nella sua vita avvenne proprio quell'anno, grazie all'incontro con Bishop H. H. Haley, che lo stesso Dorsey racconta con queste parole:

-It's hard to describe what happened. I thought more seriously about God that I had in many years, though I was a confessed believer and went to church. I shall never forget. The Minister was Bishop H. H. Haley and he spoke gently and quietly to me: "Brother Dorsey, there is no reason for you to be looking so poorly and feeling so badly. The Lord has too much for you to let you die"-

A quel punto, secondo il racconto di Dorsey, avvenne qualcosa di sovrannaturale, perché Haley estrasse dalla gola di Thomas un serpente vivo...

Che si creda o meno a questo fatto -che comunque Dorsey raccontò per tutta la vita- resta la meraviglia per questa repentina rinascita, che portò un aspirante suicida a divenire non solo fonte di ispirazione per milioni di credenti, ma a favorire la conversione di tantissime persone che -come lui sull'orlo della disperazione- trovarono nelle sue parole e nella sua musica la forza per cambiare radicalmente la propria vita.

Sul piano musicale, è interessante ricordare come Thomas Dorsey traghettò nel Gospel tutte le proprie conoscenze e attitudini sviluppate nei lunghi anni passati come Bluesman e questo portò a conflitti con le Chiese tradizionaliste -che si rifacevano alla tradizione degli Inni cantati dai Bianchi o addirittura alla musica classica- ma anche a creare quel nuovo Gospel che oggi è tanto diffuso e che alcuni chiamano Gospel Blues, proprio perché affonda le sue radici nella tradizione del Blues rurale.

Ora vi lasciamo con il suo famoso Gospel "If you see my Saviour", nella versione originale di Thomas Dorsey e in un Live dei Dixie Hummingbirds.

Ne trascriviamo anche il testo, perché lo troviamo particolarmente toccante:

"I was standing by the bedside of a neighbor
Who was just about to cross the swelling tide
And I asked him if he would do me a favour
Kindly take this message to the other side.
If you see my Saviour tell Him that you saw me
When you saw me I was on my way
You may meet some old friend who may ask you for me
Tell them I am coming home some day.
Though you have to make the journey on without me
It's a debt that sooner or later must be paid
When you reach the golden city think about me
And don't forget to tell my Saviour what I said.
You may come across my father and my mother
And the burdens of this life they may recall
You may chance to see my sister or my brother
But please do try to see my Saviour first of all."

Buon ascolto e... buone riflessioni!



domenica 7 giugno 2015

Yazoo L-1041: Georgia Tom Dorsey, Come On Mama Do That Dance 1928-1932

Georgia Tom/Thomas Dorsey è stato uno degli esempi viventi di come Blues e Gospel -pur nelle loro diversità- non siano contrapposti, ma si influenzino in continuazione.

Thomas, figlio di un Predicatore itinerante, ebbe un'educazione "Assimilazionista", che cioè tendeva a far assimilare agli Afroamericani la cultura europea dei Bianchi.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in questa operazione non erano attivi solo i Bianchi, ma anche -e, forse, soprattutto- molti Neri, i quali ritenevano che solo abbandonando le proprie radici africane, il loro Popolo avrebbe potuto emanciparsi dai limiti culturali e sociali del passato ed elevarsi sia nella propria formazione, sia nella società.

Però, Thomas Dorsey si trovò esposto anche agli influssi della corrente "Tradizionalista" che, al contrario, privilegiava appunto la peculiarità delle tradizioni africane e riteneva che i Neri non dovessero assimilarsi alla Cultura dei Bianchi, per non perdere la propria identità.

Se pensiamo che nelle Chiese afroamericane delle città del Nord venivano proposti Mendelssohn, Schubert o Rossini, potete immaginare a quale sradicamento culturale i Neri più "evoluti" cercassero di sottoporre i loro compagni, che giungevano direttamente dalle campagne del Sud.

Questa dicotomia segnò tanti Bluesmen che, come Thomas Dorsey si erano formati in parte con lezioni di piano classiche e in parte "rubando" il mestiere ad altri musicisti incontrati on the road.

L'ottimo LP Yazoo L-1041, che porta il titolo "Georgia Tom Dorsey: Come on Mama, do that Dance 1928-1932", presenta proprio alcuni dei Blues principali incisi da Thomas Dorsey -con il nome d'arte di Georgia Tom- o da solo, o accompagnando altri musicisti e cantanti.

A Georgia Tom dedicheremo sia il prossimo Post -in cui racconteremo la sua rocambolesca e definitiva conversione- sia altri Post, in cui parleremo di alcunii LP della Yazoo, che presentano brani di Geogia Tom con Tampa Red, Big Bill Broonzy e The Hokum Boys.

Per ora, vi presentiamo "Jive Man Blues", in cui abbiamo Tampa Red alla chitarra e Frankie Jackson al canto.

E' la storia di un uomo così dedito al "jive" che:

"He jived the whole creation, seemed like a stall (...)
He said I'm a jiver from my birth
He jived so much he died and left this earth"

Lasciamo a voi capire il significato della parola "jive".

Nel secondo brano, l'altrettanto malizioso "Gym's too much for me", Georgia Tom duetta con Kansas City Kitty, a proposito della di lei passione per la "ginnastica", che però alla fine le risulta troppo faticosa...

"When I have it, I can hardly talk
When I take it, I can hardly walk
Oh, Gym's too much for me
I like my Gym but the thing's too much for me!"

Insomma, da questi brani Hokum alla conversione che ha portato Georgia Tom a divenire, nei panni di Thomas Dorsey, il maggior compositore Gospel il passo parrebbe lungo...

O forse, come cerchiamo di dimostrare con questo Blog,è stato molto meno lungo di quanto potrebbe sembrare!



domenica 31 maggio 2015

"I Can't Feel at Home in this World Anymore" di The Two Gospel Keys

Questo Post è per me emotivamente molto importante.

Infatti, "I can't Feel at Home in this World Anymore" nella versione delle Two Gospel Keys era il brano che i miei genitori mi suonavano come ninna nanna per addormentarmi.

Era tratto da uno di quei formidabili LP della Folkways, che hanno fatto la storia della nostra Musica: si chiamava "Jazz Vol. 1: The South" e ancora lo conservo con cura.

The Two Gospel Keys erano due arzille signore che, con chitarra e tamburello, si esibivano come street singer, cantando le lodi al Signore e testimoniando così la propria fede.

Ma oggi voglio lasciare la parola a Moses Asch -il fondatore della Folkways- e riportare per intero ciò che egli scrisse nella presentazione di queste due artiste, nell'anno 1950.

Consapevole che, di dischi così, oggi non se ne fanno più.

"The Two Gospel Keys, Mother Jones and her Partner Emma Daniel, are itinerant street singers now in their sixties, whom you might meet in the crowded negro section of any metropolitan city.
As singers on the road and as singers for the Church of God in Christ their repertoire, sung to the accompaniment of guitar and tambourine, recalls Spirtuals some of which date from slave days.
In the synthesis of such music, which reflects the influences of hymn tunes, there are thrilling examples of the germinating force of african elements, both in the stirring, curiously woven harmonies and in the spirited rhythms.
"I can't feel at Home in this World Anymore" opens in an evenly spaced balance of voices and guitar, then Mother Jones takes up her tambourine and the rhythms fizz with excitement"

Spero che questo brano vi possa regalare anche solo una piccola parte delle emozioni che ancora mi procura!

domenica 24 maggio 2015

"Hesitation Blues" di Jelly Roll Morton, Hal Bernard, Gary Davis e Willie Nelson & Asleep at the Wheels

Per chi, come me, negli anni '60 si cimentava con la chitarra fingerpicking, il Reverendo Gary Davis -che vi abbiamo già presentato qui- rappresentava un modello inarrivabile, ma sempre presente.

Allora esistevano ben pochi metodi, con intavolature non particolarmente precise, nessun video e al massimo qualche foto di ardua interpretazione.

E allora non restava che ascoltare il vinile sino all'esaurimento delle energie, cercando di "tirar giù" qualche passaggio particolarmente difficile.

Per fortuna, però, esistevano anche brani più facili, come "Hesitation Blues", che -con un po' di pazienza e tanta tolleranza verso i propri limiti- alla fine in qualche modo riuscivano a dare un pizzico di soddisfazione...

"Hesitation Blues", però, aveva -e avrebbe in seguito avuto- una storia ben più lunga, che affondava le proprie radici negli albori del Jazz e sarebbe proseguita  nel Country.

E i suoi versi -non sempre politicamente corretti- sono riusciti a sopravvivere anche agli anni del femminismo più radicale...

Oggi vi proponiamo una prima versione di Jelly Roll Morton, con la sua indiscussa maestria al piano...

Una versione veramente intrigante di Hal Bernard, un jazzista bianco che si fa sempre ascoltare con grande piacere....

Una delle innumerevoli registrazioni del grande Gary Davis...

E infine un video di Willie Nelson con Asleep at the Wheels che -sotto la supervisione del produttore Jerry Wexler, che nel nostro Blog abbiamo già incontrato qui- pochi anni fa unirono le loro forze per registrare alcuni classici Western Swing.

Come sempre, piuttosto che prendere posizione in inutili discussioni su quale sia la versione "più bella", preferiamo contemplare la capacità di un brano di vivere di vita propria e di reincarnarsi in molteplici e differenti esistenze.

Buon e variegato ascolto!




domenica 17 maggio 2015

Yazoo L-1023: Reverend Gary Davis 1935-1949

Se Blind Willie Johnson fu il più famoso predicatore di strada degli anni a cavallo della Depressione, come potete leggere qui e qui...

Il Reverendo Gary Davis fu certamente colui che maggiormente contribuì a traghettare questo stile di vita e la Musica a esso associata nel Folk Revival degli Anni '60.

Ma lo fece partendo da lontano... proprio dagli Anni '30, con una seduta di registrazione sfortunata, perché -per molte ragioni- non ebbe la risonanza e il successo che avrebbe meritato.

Chitarrista poliedrico, capace di spaziare tra diverse tecniche -senza limitarsi a riproporre un set limitato di brani, come solitamente avveniva tra molti Bluesmen- Gary Davis a un certo punto "got Religion" e questo creò non pochi problemi, quando nel 1935 entrò per la prima volta in studio di registrazione.

Infatti, i tecnici della ARC si aspettavano di avere davanti un Bluesman, con il solito repertorio di Blues un po' tristi, un po' goderecci e certamente molto sporcaccioni e non la presero bene, quando il Reverendo si rifiutò di cantare questo genere di musica e volle cimentarsi solo in brani a carattere religioso...

Il Reverendo aveva la testa dura e nulla poté smuoverlo dalla sua decisione, per cui si limitò ad accompagnare Blind Boy Fuller e, quando fu il suo turno, a cantare tanto Gospel e solo un paio di Blues.

Tra l'altro, la cosa buffa è che questa sessione fu, invece, molto fortunata per Blind Boy Fuller, che da quel momento diventò uno dei Bluesmen più affermati, mentre il nostro Reverendo ritornò nell'anonimato da cui proveniva.

E così, da allora molti iniziarono a considerare Gary Davis un semplice imitatore di Blind Boy Fuller, mentre in realtà era stato proprio Gary Davis a insegnare al suo compagno di avventure a suonare decentemente la chitarra.

La Yazoo ha raccolto le incisioni di Blind Gary Davis del 1935 in un LP notevole, in cui spiccano alcuni brani che sarebbero poi diventati famosi, appunto, tra coloro che un quarto di secolo dopo avrebbero dimostrato ben altro amore nei confronti della sua Musica.

Oggi vi presentiamo "Have More Faith in Jesus". E' suonata nella forma di DO, forse la più comune per il Reverendo e presenta passaggi musicali e strofe molto interessanti.

"It's all I want, all I want
It's all I want, children, just a little more faith in my Jesus. (...)
One day as I was walkin' along
Just a little more faith in my Jesus
Heard a little voice and I saw no one
Just a little more faith in my Jesus
Tell me what do you reckon it said to me
Need a little more faith in my Jesus
Said, my sins are forgiven and my soul set free
To have little more faith in my Jesus."

Il secondo brano è "The Angel's Message to Me", suonato nell'inusuale posizione di FA, che Gary Davis avrebbe comunque utilizzato in futuro anche in due suoi famosi pezzi strumentali: "Soldier's Drill" e "Devil's Dream". A testimonianza della sua originalità e capacità alla chitarra.

"I'm goin' home to see my Jesus
I'm goin' home to see my Lord
I'm goin' home to see my Jesus
Where there's a mansion all prepared for me. (...)
Now in the times I'm goin' alone
Don't know what to do or say
I've cast my cap to Jesus
And asked him to teach me to pray."

In un prossimo Post, presenteremo l'LP che la Yazoo ha dedicato a Blind Boy Fuller e siamo certi che emergerà chiaramente la differenza tra le esecuzioni, pur interessanti e piacevoli, di questo artista più furbo che dotato e la genialità del grande Reverendo...



domenica 10 maggio 2015

Yazoo L-1058: Blind Willie Johnson, Praise God I'm Satisfied

Vi abbiamo già presentato Blind Willie Johnson nella sezione L'altra Faccia del Blues: il Gospel, con un Post dedicato ai Predicatori di Strada.

Ora ci occupiamo in dettaglio dell'ottimo LP "Praise God I'm Satisfied", che la Yazoo Records pubblicò nella seconda metà degli anni '70 e che raccoglie alcune tra le sue migliori incisioni, effettuate tra il 1927 e il 1930.

In questo LP, spiccano particolarmente la sua notevole tecnica Slide alla chitarra e la voce da Falso Basso, per cui Blind Willie Johnson era ed è giustamente famoso.

In molte di queste incisioni, vi è anche la presenza di un'eccellente voce femminile, che un tempo si credeva fosse della moglie Angeline, ma che in seguito si scoprì essere di Willie B. Harris, che fu la sua prima moglie.

Anzi, forse lo era anche quando Blind Willie Johnson sposò Angeline...

O forse no... Forse Blind Willie Johnson conviveva con Willie B. Harris e durante questa convivenza decise di sposarsi con Angeline...

Insomma, potete capire come il Nostro, seppure limitato dalla cecità e impegnato a predicare con fervore la Buona Novella... fosse certamente un tipo vivace.

Anche sulle cause della sua cecità, le notizie sono scarse e contraddittorie.

Infatti, per un certo tempo questa cecità venne attribuita al carbonato di potassio, che la matrigna gli avrebbe gettato in faccia quando era ancora bambino, durante una lite con il padre.

Però Blind Willie Johnson, forse vergognandosi di questa spiegazione, attribuiva la sua cecità all'aver usato a lungo gli occhiali da vista di un'altra persona... Ma c'è anche chi dice che il ragazzo restò cieco, dopo aver guardato un'eclisse attraverso il vetro di una bottiglia...

Come spesso accade, ottenere notizie precise sui Musicisti di quest'epoca non è certo facile e allora lasciamo parlare direttamente Blind Willie Johnson, con questi due brani.

Il primo è il famoso "Dark was the Night, Cold was the Ground", che venne addirittura scelto dalla NASA per essere inviato nel 1977 nello spazio -in un disco che contiene immagini e suoni terrestri, oltre a brani, tra gli altri,  di Bach, Mozart, Beethoven, Chuck Berry- come testimonianza della sensibilità e creatività umana, da presentare a eventuali esseri di altri mondi.

In esso non vi è canto, ma la slide guitar accompagna un mormorio-lamento-lallazione, che parte dall'anima ed è probabilmente la più semplice e profonda testimonianza che noi conosciamo di che cosa sia l'umanità che ci accomuna...

Il secondo brano, invece, è "When the War was On", una reminiscenza della prima Guerra Mondiale e della cartolina precetto, ricevuta da tanti giovani americani, per andare a combattere il Kaiser ed è la prova di come un cantante di strada fosse attento a scegliere temi di recente attualità, che certamente avevano una forte presa sui suoi ascoltatori.

Well, it's just about a few years and some months ago,
United State Congress voted for war.
Sam, he called the men from the East and the West,
They're right on board because they proved our best.  (...)
Well, boys shook the Germans, holdin' by the leg,
Would have brought the Kaiser, but he run too fast.  (...)
Tax gettin' heavy, hard to pay,
Helped the boys over across the sea.
Stood in water up to their knee,
Faced the Kaiser for their girl and me.

Buon ascolto di questo Artista, unico nel variegato panorama dei cantori di un'epoca, in cui certo non mancavano personaggi originali.



domenica 3 maggio 2015

Blind Willie Johnson e i predicatori di strada

Una delle figure più interessanti e genuine nella nascita e nella trasmissione del Gospel è rappresentata dai predicatori-musicisti di strada.

A  volte ciechi, era facile trovarli a qualche crocicchio, con una chitarra possibilmente dal volume corposo, a cantare per ore la Buona Novella.

I loro brani a volte miravano a spaventare gli ascoltatori per redimerli, con terribili descrizioni delle fiamme dell'inferno, ma...

Molto spesso testimoniavano della grande gioia che la Redenzione e la Rinascita interiore avevano portato nella loro vita e avrebbero potuto portare nella vita dei peccatori presenti.

Musicisti dalla forte personalità, erano in grado di influenzare positivamente i passanti, che spesso lasciavano loro qualche spicciolo, nella tazza che tenevano legata al collo.

In fondo la loro vita era speculare alla vita dei Bluesmen itineranti, che percorrevano le stesse strade e con cui a volte condividevano gli stessi angoli di strada.

Anzi, spesso i Bluesmen avevano nel loro repertorio anche brani della tradizione religiosa, il che -unito a tecniche chitarristiche comuni- ci fa capire ancora di più come Blues e Gospel affondino le loro radici nella stessa storia di uomini dall'esistenza particolarmente dura e a volte avventurosa.

E anche ai Predicatori di Strada poteva capitare di essere avvicinati da qualche Talent Scout, che li portava in sala d'incisione, sperando di farne piccole star tra il pubblico che acquistava dischi allora etichettati come "Race".

Il chitarrista-predicatore più famoso del periodo a cavallo della Grande Depressione fu certamente Blind Willie Johnson che, con la sua voce da Falso Basso, era in grado di incutere timore e speranza tra gli ascoltatori.

A Blind Willie Johnson dedicheremo due Post, quando ci occuperemo dei due ottimi LP della Yazoo, che raccolgono la sua produzione discografica, quindi per ora ci limitiamo a presentarvi questi due brani e una trascrizione di alcune loro parti.

Perché nel Gospel le parole sono importanti almeno quanto la Musica.

Il primo brano, "Jesus is Coming Soon", prende spunto dalla terribile epidemia di influenza del 1918 -la famigerata "Spagnola"- per presentarla come punizione per i  comportamenti peccaminosi e segno degli Ultimi Giorni che stanno per arrivare.

"In the year of nineteen and eighteen,
God sent a mighty disease.
It killed so many a thousand,
On land and on the seas. (...)
Well, it's God that's warning the nation,
He's a-warnin' them every way.
To turn away from the evil eye,
And seek the Lord and Pray."

Il secondo brano è "Praise God I'm Satisfied" e -al contrario- presenta versi entusiastici come questi:

"I've found the mountain dreary,
Glad I wasn't ascendin' alone
And How well my Saviour found me
For to claim me for His own.
Placed His arms about me,
And He drawed me to His side, all right,
I might be a child of His,
Praise God I'm Satisfied.  (...)
Well it gave me joy and gladness
For the clouds He rolled away.
While am I left on earth singin' His praises,
How glad I'm today."

Arrivederci alla prossima settimana, con un Post sull'interessante LP della Yazoo L-1058 "Blind Willie Johnson: Praise God I'm Satisfied", che -oltre a questi due brani- raccoglie altri pezzi fondamentali di questo ineguagliabile Predicatore di Strada.



domenica 26 aprile 2015

Il Movimento Pentecostale e la Musica Santificata

La migrazione di milioni di Neri dalle campagne del Sud verso le meno ostili città del Nord comportò grandi trasformazioni sociali, culturali e musicali.

Nello spostamento di queste masse di lavoratori, il Gospel subì trasformazioni per tanti versi simili e speculari a quelle subite dal Blues e di cui ci siamo già occupati in questo Blog.

Infatti, il nuovo mondo in cui ci si stava inserendo, richiedeva nuove forme di divertimento e preghiera e quindi nuovi generi musicali o, quanto meno, una rivisitazione dei precedenti, che avevano fatto da colonna sonora a una vita radicalmente differente.

Al cuore dei Movimenti Pentecostali, che tanto influirono sulla Musica dei Neri, vi erano l'idea e la pratica di una rinascita spirituale, che portava a essere persone radicalmente altre, rispetto a come si era prima di questa conversione.

La diffusione su larga scala del Pentecostalismo avvenne soprattutto grazie a due grandi Revival che si tennero a Topeka, Kansas, nel 1901 e ad Azusa Street di Los Angeles. Addirittura, quest'ultimo Revival, iniziato nel 1906, durò per diversi anni.

Certamente chi tornava a casa, dopo un'esperienza emotiva così profonda, portava con sé il desiderio di testimoniare nella propria comunità la gioia che il suo nuovo stato di Rinato gli procurava.

Le tre congregazioni pentecostali che ben presto si radicarono nei principali centri urbani del Nord furono la Church of God in Christ (la COGIC che già abbiamo incontrato, parlando di Arizona Dranes), The United Holy Church e la Fire-Baptized Holiness.

Fu grazie a queste congregazioni che durante i servizi religiosi venne non solo ammessa, ma addirittura favorita la presenza di strumenti musicali.

E così, già intorno al 1890 erano presenti in chiesa il piano e la chitarra, mentre il saxofono entrò in scena verso il 1920-30.

Non è difficile immaginare come il fervore religioso e la presenza di una Musica mirata a rinforzarlo ulteriormente potessero creare un mix esplosivo, che per certi aspetti poteva far concorrenza alla musica da ballo, che si andava sviluppando negli stessi anni.

Ma la diffusione degli strumenti musicali non portò semplicemente ad abbracciare ritmi e armonie mondane, bensì creò appunto qualcosa di nuovo...

Una rivisitazione originale di idee musicali che già erano presenti tra la popolazione di colore.

E' questa la Musica che viene chiamata Santificata e che affonda le proprie radici nella tradizione nera, ma è rinforzata dalla fede.

E che continua ancora ai nostri giorni, come si può ben vedere nel primo di questi video e ancor di più nel secondo: una sorta di "jam session religiosa", da cui è difficile non lasciarsi coinvolgere.


domenica 19 aprile 2015

La controversia sui Minstrel Shows

Nella diffusione della cultura -e in particolare della musica- afroamericana, i Minstrel Show rappresentano certamente uno dei fenomeni più controversi.

Nati all'inizio dell'Ottocento e proseguiti per oltre un secolo, questi spettacoli inizialmente proponevano attori, ballerini e cantanti bianchi, con il viso platealmente dipinto di nero, grazie a dosi massicce di carbone o lucido da scarpe.

Veniva così fatta una grossolana caricatura sia dei tratti somatici sia della goffaggine che, secondo il pubblico bianco, caratterizzavano prima gli schiavi e poi i neri liberati.

Un fenomeno, quindi, che oggi verrebbe giustamente qualificato come razzista.

Però, attraverso questa forma di spettacolo, molti bianchi entrarono in contatto per la prima volta con un'espressione, sia pure appunto caricaturale, della cultura nera.

Per di più, con la fine della schiavitù, molti blackface vennero sostituiti da Neri veri, che ebbero così l'opportunità sia di guadagnare, sia di portare nelle piazze e nei teatri una parvenza più reale delle proprie tradizioni.

Questi Minstrel Show ebbero fortuna anche perché la vita della comunità nera veniva sempre rappresentata come ingenuamente felice e questo permetteva certamente al pubblico bianco più sensibile di alleviare i propri sensi di colpa per il passato schiavista.

In fondo, se i neri appena liberati erano così felici, la schiavitù non doveva essere poi stata una tragedia così intollerabile...

Che piaccia o meno, i Minstrel Show furono la prima forma di intrattenimento originariamente americana, che diede poi vita al Vaudeville e ad altre forme di spettacolo più sofisticate e non razziste.

La stessa musica proposta divenne sempre meno caricaturale e più interessante.

Anzi, l'inserimento di musica religiosa rivitalizzò i Minstrel Show, dando loro una maggior dignità culturale e permettendo a questa musica di essere conosciuta da un pubblico sempre più ampio.

Non c'è quindi da stupirsi se diversi esponenti della cultura afroamericana -come ad esempio W. C. Handy- dimostrarono simpatia e apprezzamento per i Minstrel Show, di cui seppero vedere non solo l'evidente componente razzista, ma anche le opportunità che essi offrivano per la loro cultura.

Ma come poté un fenomeno nato da presupposti così negativi generare poi altri fenomeni ben più interessanti e positivi?

La risposta sta probabilmente nel fatto che gli artisti neri seppero -più o meno consapevolmente- prima strizzare l'occhio alle componenti più razziste del loro pubblico bianco, per poi conquistarlo con la loro Musica.

Per quanto riguarda gli Spirituals, essi ebbero nei Minstrel Show lo stesso destino che incontrarono negli spettacoli Jubelee (che vi abbiamo presentato qui) perché, pur differenziandosi da quanto veniva realmente cantato nelle chiese del Sud, di cui erano una forma slavata....

Contribuirono tuttavia a creare un interesse generale, che ha poi permesso prima agli Spirituals stessi e poi ai Gospel di giungere sino a noi.


domenica 12 aprile 2015

The Fisk Jubelee Singers

Questo nostro Blog all'inizio era certamente "ballocentrico" e risentiva della mia attività di DJ.

Dopo che ho abbandonato la consolle, sono tornato a una Musica molto più Roots e meno commerciale, che è poi quella da cui sono partito tanti anni fa...

E così, il brano di oggi risale addirittura al 1909 ed è la prima registrazione di cui si abbia notizia dei Fisk Jubelee Singers: "Sweet Low Sweet Chariot".

Le condizioni dei Neri dopo la fine della schiavitù migliorarono sì, ma non di molto, in quanto ben presto il Ku Klux Klan, i linciaggi, le leggi restrittive e il clima culturale del Sud fecero capire che destino aspettasse i Neri liberati.

Le Chiese divennero così il luogo reale e simbolico in cui i Neri potevano radunarsi e mantenere una propria identità sociale e culturale, rafforzando il proprio senso di appartenenza a una Comunità, che li preservava dalla disperazione individuale.

In queste chiese, come sappiamo, il canto svolgeva un ruolo fondamentale e gradatamente questi canti presero una forma più strutturata.

Quando poi alcuni Neri iniziarono ad avere una propria Università e a sviluppare le proprie conoscenze musicali e non solo, le basi erano pronte per la diffusione più ampia e più articolata degli Spirituals, che sino allora erano fondati principalmente sull'inventiva delle singole comunità.

In questo percorso, la Fisk University, aperta nel 1866 a Nashville dall'American Missionary Association, svolse un ruolo importante.

Infatti, nata come Fisk Freed Colored School, ben presto si trovò in cattive acque e, per finanziarsi, organizzò una serie di concerti del proprio coro, che ebbero un imprevisto e ampio successo, anche presso persone che non avrebbero certo frequentato le chiese del Sud.

In realtà, i loro canti non erano esattamente i canti che accompagnavano le funzioni religiose di queste chiese, ma un loro riarrangiamento, che risentiva della formazione classica del coro.

Ci si trovò così nella curiosa situazione per cui gli Spirituals iniziarono a godere di una certa popolarità, ma non nella loro versione originale (che possiamo considerare la più "vera"), ma appunto in una nuova versione culturalmente più adatta per un pubblico meno spontaneo, rispetto a quello che componeva le congregazioni del Sud.

Infatti, gli arrangiamenti per Soprano, Alto, Tenore e Basso risultavano gradevoli anche per un pubblico bianco e questo portò i Fisk Jubelee Singers ad esibirsi addirittura per il presidente americano Ulysse Grant o la Regina Vittoria.

Il successo dei Fisk Jubelee Singers contribuì alla nascita di molti altri gruppi canori, alla pubblicazione di spartiti e alla creazione di un nuovo nome per questo genere Musicale, che aveva sì testi simili agli Spirituals, ma ormai musicalmente se ne discostava parecchio: nome che fu, appunto,,, "Jubelee".

Oltre a "Sweet Low Sweet Chariot" del 1909, vi proponiamo anche un breve documentario, che permette di farsi un'idea della Fisk University e della Musica che è oggi cantata dal suo coro, giustamente orgoglioso di una tradizione così lunga e consolidata.



domenica 5 aprile 2015

"My God is Real"

Fondamento della Musica Gospel è la presenza reale di Dio.

Non un Dio astratto, lontano tra le nuvole o perso in uno sterile trattato di teologia, ma il Dio capace di convertire in un attimo la vita di un uomo e di una donna, per poi risiedere costantemente nel loro cuore.

Questa conversione -questa trasformazione in qualcosa di radicalmente altro, rispetto all'esistenza precedente- è il Gospel, la Buona Novella affermata con tanto vigore nella Musica cantata dalle congregazioni religiose nere del Sud e da lì poi diffusasi in altre aree degli Stati Uniti e del mondo.

Vi abbiamo già parlato dei Prisonaires e della loro storia di pericolosi criminali, che nel carcere trovarono una nuova vita e iniziarono addirittura una carriera musicale di successo.

Oggi vi presentiamo la loro versione di "My God is Real", un Gospel commovente, che nasce dal cuore e giunge direttamente al cuore di chi lo ascolta, qualunque siano le sue convinzioni religiose.

E vi presentiamo anche la versione di Mahalia Jackson, certamente più "impostata", ma altrettanto toccante.

Infine, concludiamo la presentazione di "My God is Real" con le versioni di Johnny Cash e Jerry Lee Lewis, che furono due grandi amanti del Gospel, nei cui confronti riconobbero sempre il proprio debito musicale e non solo.

Certo è curioso che, tra gli appassionati della Musica degli Anni '50, a volte paia che Johnny Cash abbia passato la propria vita a mostrare, strafatto, il dito medio o che...

Jerry Lee Lewis sia stato solo il campione mondiale della trasgressione e si dimentichi, invece, come...

La carriera musicale e il percorso esistenziale di questi due Artisti sarebbero incomprensibili, senza la consapevolezza di come abbiano affondato le proprie radici nel Gospel.

Eccovi, dunque, queste quattro versioni di "My God is Real", precedute dalle sue delicate parole, dalle quali emerge una fede all'apparenza semplice, ma in realtà estremamente profonda.

There are some things
I may not know
There are some places
Oh Lord, I cannot go
But I am sure
Of this one thing
That God is real
For I can feel
Him in my soul
Yes, God is real
Oh, He's real in my soul
Yes, God is real
For He has me washed
And made me whole
His love for me
Is just like pure gold, oh Lord
My God is real
For I can feel
Him in my soul





domenica 29 marzo 2015

Blues e Gospel: Un insegnamento di Ruth Brown

Non mi ha mai convinto la definizione del Blues come "Musica del Diavolo".

Anche da ragazzo, negli Anni '60, quando condividevo con alcuni amici l'amore per il Blues e con essi lo ascoltavo, discutevo e suonavo, non sentivo odore di zolfo, ma mi sembrava di immergermi profondamente nell'anima dell'Uomo.

Ora, che ho una maggior conoscenza della storia del Blues e una maggior esperienza di Vita, sono ancora più certo che il Blues sia una delle forme esistenziali e artistiche più nobili, per esprimere quanto di più profondo vi è nell'essere umano: condizioni di vita degradanti, dolore che giunge alla disperazione, solitudine apparentemente senza rimedio, ma anche voglia di divertirsi, di stare con altri e di andare al di là dei propri limiti attuali.

Solo il bigottismo in campo religioso e -in campo opposto- un romanticismo preso troppo sul serio, possono portare a credere veramente che il Diavolo sia il padrone del Blues e lo usi per i suoi turpi scopi...

Ruth Brown -la grande cantante Rhythm & Blues di cui ci siamo già occupati qui e qui- nel corso di un'intervista, concessa nel pieno della propria maturità artistica e umana, pronunciò alcune frasi illuminanti, che costituiscono un radicale superamento della contrapposizione tra Blues e Gospel.

Infatti, in un passaggio fortemente autobiografico, affermò che da giovane le era stato insegnato che il Blues non è la musica giusta per un buon cristiano.

Ma, come crebbe e divenne una donna che conosce veramente la vita, capì che anche il miglior cristiano prima o poi ha avuto il Blues.

Anzi, in questa intervista affermò testualmente:

"E' proprio quando tu hai il Blues, che vai da Cristo per chiedere aiuto. Capisci? Quando si è così giù che non ce la si fa più, è proprio allora che ognuno salta dall'altra parte ed esclama: Dio, abbi pietà!
Persino quando cantano il Blues, le persone dicono: Dio, abbi pietà, abbi pietà di me! Persino all'interno della singola canzone.
Certo, il Blues può essere osceno e persino sarcastico, ma può essere anche molto caldo. E quando canti il Blues, puoi dare voce a molte persone. Ancora una volta: non è ciò che fai, ma come lo fai!" ( Chip Deffaa, Blues Rhyhtms, pp 20 sg.)

Nel 1961, Ruth Brown incise a Nashville un LP di brani Gospel, che a noi piace particolarmente e, anzi, vorremmo proporvelo tutto, ma -per ovvi motivi di spazio- ci limitiamo a un solo brano.

E, allora, scegliamo la bella e tradizionale "Just a closer walk with Thee", ispirata a un passaggio della Seconda Lettera di Paolo ai Corinzi e che, tra l'altro, è il brano che più di sovente è stato suonato per accompagnare il viaggio finale, durante i funerali di New Orleans.

Just a closer walk with Thee,
Grant it, Jesus, is my plea,
Daily walking close to Thee,
Let it be, dear Lord, let it be
I am weak, but Thou art strong,
Jesus, keep me from all wrong,
I'll be satisfied as long
As I walk, let me walk close to Thee
When my feeble life is over,
Time for me will be no more,
Guide me gently, safely over
to Thy kingdom shore, to Thy shore

Da questo testo, traspaiono alcuni dei cardini della musica Gospel: la consapevolezza della propria debolezza, l'affidarsi alla forza del Signore e la fiducia che, alla fine della vita, un destino di pace ci attenderà.

Avremo modo, nei prossimi Post, di approfondire questi aspetti che, con sfumature differenti, vengono continuamente riaffermati dal Gospel.

La Buona Novella, appunto... Che affonda le proprie radici nell'esperienza umana cantata dal Blues.


domenica 22 marzo 2015

L'Origine degli Spirituals: tra Africa e Cristianesimo

Per quanto riguarda l'origine degli Spirituals, gli studiosi hanno sviluppato almeno due teorie, in netta contrapposizione tra loro.

Secondo la prima teoria, iniziata già durante il periodo della schiavitù, gli Spirituals esprimerebbero semplicemente il modo con cui i Neri si erano avvicinati al Cristianesimo.

Essi non avrebbero, quindi, un'origine "Africana", ma sarebbero solo una variante -in parte goffa e primitiva- della religiosità di matrice europea.

La seconda teoria, invece -cara tra l'altro ai Liberals degli Anni '60- afferma che gli Spirituals sarebbero la forma -camuffata sotto le spoglie del Cristianesimo- con cui gli schiavi avrebbero fatto proseguire le proprie tradizioni africane, che i loro padroni proibivano di manifestare in forma esplicita.

Solamente in un secondo momento -a partire dal Grande Risveglio del 1750-90 e il consolidamento di chiese gestite da neri- gli Spirituals sarebbero divenuti cristiani non solo nella forma, ma anche nella sostanza.

Io credo che entrambe le teorie abbiano un nucleo di verità, ma considerino solo un aspetto della complessa nascita degli Spirituals.

Penso, infatti, che gli Spirituals abbiano sì permesso agli schiavi di mantenere le proprie tradizioni e i propri riferimenti culturali, che sarebbero stati altrimenti violentemente sradicati, ma abbiano ben presto manifestato una sincera devozione, in cui...

Il cantare la liberazione degli Ebrei dall'Egitto o dalla schiavitù babilonese, oppure la liberazione dalle sofferenze umane in un paradiso ultraterreno, manifestavano l'aspirazione alla liberazione sia dalla schiavitù a cui erano soggetti, sia dalla generale sofferenza umana.

Naturalmente, come sempre accade quando si cerca di comprendere la nascita di un fenomeno sviluppatosi lungo un arco di tempo esteso e in diverse aree geografiche, per giunta documentato con poche testimonianze e molti pregiudizi, è praticamente impossibile giungere a una teoria certa e ben argomentata.

E così, il modo migliore per concludere questo Post è ascoltarci un bel Gospel, che con la sua carica interiore ci aiuta a capire come in fondo non sia importante una teoria della nascita degli Spirituals, ma il messaggio che essi hanno saputo veicolare...

Prima agli schiavi, poi ai Neri liberati, ma che ancora vivevano in difficilissime condizioni e infine a tutti gli uomini e le donne che hanno fatto propria la Buona Novella e cercano, tra mille debolezze, di viverla nell'esistenza quotidiana.

Eccovi, allora, un interessante video, girato da Alan Lomax nel 1978 presso la St. James Missionary Baptist Church di Canton.

Erano passati almeno un paio di secoli dalla nascita degli Spirituals, ma questo "I've been Redeemed" conservava ancora qualcosa di molto significativo di quel lontano periodo...


domenica 15 marzo 2015

Quattro modi di ascoltare il Gospel

Tra i generi che sono confluiti nella Musica del dopoguerra, il Gospel è certamente tra i più trascurati.

Eppure, molti tra i fondatori della Musica degli Anni '50 -a partire dal cosiddetto Million Dollar Quartet, azzeccata definizione che riunisce Elvis, Johnny Cash, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis- hanno riconosciuto il proprio debito nei suoi confronti.

A noi pare che esistano almeno quattro modi di considerare il Gospel e, quindi, di ascoltarlo.

1) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, ma che non ha particolari significati e perciò non si differenzia da altri generi musicali."

2) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede. Fede che, però, non mi interessa."

3) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede, In fondo, mi piacerebbe poter credere come quelle persone semplici che lo cantarono, ma la ragione mi dice che i suoi presupposti religiosi sono infondati."

4) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede. Pur nelle differenze storiche e culturali, io credo che il Gospel mi riguardi profondamente e mi riconosco nel suo annuncio positivo, perché ho sperimentato la conversione di cui esso parla."

Come esempio di Gospel, iniziamo questa nuova sezione del nostro Blog con due brani di Arizona Dranes, una cantante non vedente ormai semisconosciuta, che incise prima della Grande Depressione e la cui Musica ebbe una notevole influenza su artisti del calibro di Fats Domino e Jerry Lee Lewis.

Arizona fu una delle più energiche predicatrici dell'epoca all'interno della COGIC, la Church of God in Christ, l'organizzazione religiosa che più contribuì a liberare le forme di canto e preghiera durante le funzioni liturgiche, permettendo così la nascita di un genere musicale in cui potevano esprimersi tratti comuni con il Blues e altri generi più secolari.

Fu scoperta a Dallas da Richard M. Jones, un talent scout della OKeh, che la spedì a Chicago con un'affettuosa lettera di presentazione: fatto, questo, piuttosto raro negli ambienti discografici dell'epoca e non solo.

Tra il 1924 e il 1928, la Dranes incise 30 facciate, tutte molto suggestive, in cui spiccano sia il suo entusiasmo canoro, sia la sua tecnica impetuosa al piano, capaci di dare un'espressione musicale al suo fervore religioso.

Tra l'altro, Arizona Dranes fu anche tra i primi esecutori a introdurre nel Gospel brani in 3/4, tempo che in seguito si evolse nel 12/8, così amato dagli artisti degli Anni '50.

Nonostante non sia più entrata in studio di registrazione dopo la Grande Depressione,  questa ammirevole donna rimase attiva a lungo come artista e questo l'aiutò probabilmente a reggere i numerosi problemi di salute che l'afflissero.

Morì di arteriosclerosi nel 1963 e noi ricordiamo con affetto la sua personalità e la sua fede, proponendovi "God's got a Crown" e "He is my Story".

Musica con un cuore, che ci permette di riconoscerci pienamente nel modo #4 di ascoltare il Gospel.