domenica 25 gennaio 2015

Il Blues ebbe un bambino e...

Il Blues, in modo più o meno esplicito, è alle radici di tutta la musica pop contemporanea.

Il suo giro armonico ormai consolidato, con quelle 12 battute rilanciate in continuazione da incalzanti turnaround...

Le sue note "strane", note blues appunto, a cui la scrittura occidentale assegna un posto ben definito, a metà tra una nota più alta e una più bassa, ma che in realtà sono "da qualche parte" in quello spazio sonoro, fluide e irriverenti verso ogni tentativo di localizzazione...

Il dar voce ai sentimenti più profondi dell'anima umana, così centrati sulla quotidianità, ma nello stesso tempo tesi verso dimensioni più elevate...

Quell'invocazione "Oh, Lord", proprio mentre il cantante pare essere schiacciato dal peso di un dolore individuale e collettivo, che non gli lascia tregua...

L'autoironia, quasi sempre presente -anche quando un uomo o una donna si presentano come l'ultimo dei derelitti-  e che li salva, rendendoli attivi in un mondo che li stava riducendo a poco più di una cosa senza valore...

Ecco, questi e altri elementi sono entrati direttamente nel Rock 'n' Roll e da lì hanno poi contaminato buona parte della musica successiva.

E allora, aveva ragione Muddy Waters, quando cantava che il Blues era rimasto gravido, aveva partorito un bambino e questo bambino era stato chiamato Rock 'n' Roll. 

Oggi vi proponiamo alcune delle strofe che solitamente egli cantava e una esibizione live del 1977 in Inghilterra, in cui -tra le righe- forse si possono leggere molti pensieri che Muddy Waters preferiva tenere per sé...

Well all you people, you know the Blues got a soul
This is a story, a story never been told
Well you know the Blues got pregnant
And they named the baby Rock 'n' Roll.

Muddy Water said it, you know the Blues got a soul
James Brown said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

Ray Charles said it, you know the Blues got a soul
John Lee Hooker said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

Otis Redding said it, you know the Blues got a soul
Queen Victoria said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

domenica 18 gennaio 2015

L'Armonica di Little Walter

In un Post precedente, dedicato alle classifiche Rhythm & Blues nel 1952, vi abbiamo già parlato di "Juke" di Little Walter.

"Juke" non solo fu il primo disco di successo con l'armonica amplificata nella storia della musica dei Neri d'America, ma fu anche il primo e unico brano di un armonicista a giungere in vetta alle classifiche di vendita.

Certo, già prima altri armonicisti come Sonny Boy Williamson I (John Lee) avevano usato un microfono, ma lo avevano fatto semplicemente per aumentare il volume del proprio strumento e poter competere con altri strumenti della Band, in particolare la chitarra.

Little Walter fu, invece, il primo a utilizzare il microfono come estensione dell'armonica, creando timbri e distorsioni che non erano mai stati ancora tentati.

Il suo successo fu tale che da allora, per diverso tempo, le blues band che vollero lavorare a Chicago dovettero avere nel proprio organico anche un abile suonatore di armonica. Ma, probabilmente, nessuno raggiunse la pulizia e la capacità di trasmettere la propria energia interiore come Little Walter.

Dopo di lui, tra l'altro, l'armonica amplificata prese altre strade, spesso più muscolari.

Riascoltare "Juke" -e, più in generale, la discografia completa di Little Walter- significa così tornare a una Musica essenziale, da cui traspare l'anima di un Artista.

Per i più pigri, che non vogliono andare al nostro vecchio Post su "Juke", riproponiamo ancora una volta questo brano stupendo.

A tutti, poi, proponiamo un Video, con Little Walter che suona il suo "Little Walter's Jump", durante una tappa europea dell'American Folk Blues Festival del 1967.

L'ambiente asettico di un teatro è ben distante dai luoghi in cui Little Walter e altri Bluesmen si formarono, ma...

Anche in queste condizioni, la Musica è di ottimo livello!



 

mercoledì 14 gennaio 2015

Sun 286: "I've Got Love if you Want" di Warren Smith

"I've Got Love if you Want" di Warren Smith ha una storia particolarmente interessante.

Ma procediamo con ordine...

Abbiamo già visto numerosi esempi di Musicisti bianchi, che incisero nuove versioni di brani appartenenti al repertorio consolidato di qualche nero.

Non c'è, quindi, da stupirsi se Warren Smith, quando ritornò alla Sun Records per il suo quarto singolo, andò a ripescare "I've Got Love if you Want" di Slim Harpo, che aveva ascoltato alla radio, e di cui fornì una versione per molti versi originale.

Versione che, ancora una volta, testimonia il continuo intrecciarsi della Musica creata dai Bianchi e dai Neri.

Tra l'altro, furono propri brani come questo che traghettarono la tradizione dei boppers di origine Blues verso un pubblico nuovo, contribuendo così ad arricchire il genere Rockabilly.

Inoltre, è curioso che nella versione di Slim Harpo vi siano tratti di Rumba chiaramente percepibili, che andarono invece persi nell'esecuzione di Warren Smith, che a sua volta è caratterizzata da una forte irruenza,

"I've Got Love if you Want" è stata in seguito riproposta da molti musicisti e noi oggi vogliamo ricordare The Kinks, che la incisero nel 1964 e che in questo video sono ripresi dalle telecamere della BBC.

Come ben potete vedere e ascoltare,  in questa versione sono notevoli i due assoli di Ray Davies, che picchiano veramente duro e da soli già varrebbero l'ascolto del disco.

Infine, eccovi la versione suggestiva degli Excellos, che dimostrano come anche ai nostri giorni si possa mantenere la carica ipnotica dell'originale di Slim Harpo.

Un'interpretazione, questa, che allontana dalla pista i ballerini di coppia, ma -quando c'è il clima giusto- la riempe di amanti dei boppers più incalzanti.

Ma ritorniamo a Warren Smith e al suo singolo Sun #286...

Il disco -anche grazie alla flip side, la piacevole ballata Country "I Fell in Love"- aveva le carte in regola per divenire un successo, se non fosse stato che, per una di quelle incomprensibili scelte di Sam Phillips...

Uscì sugli scaffali negli stessi giorni di "Great Balls of Fire" di Jerry Lee Lewis che, ovviamente, lo uccise dal punto di vista commerciale.

E così, Warren Smith fu un'altro di quegli Artisti delusi e incattiviti dalla Sun Records, perché vide sfuggirsi un successo che sentiva a portata di mano e che, certamente, si meritava.





mercoledì 7 gennaio 2015

Sun 281: "Great Balls of Fire" di Jerry Lee Lewis

Subito dopo "Whole Lotta Shakin' Goin' On", che vi abbiamo presentato qui, ci occupiamo ancora di un brano di Jerry Lee Lewis per la Sun Records, destinato a divenire un classico del Rock 'n' Roll.

Abbiamo già visto come Sam Phillips fosse solito lasciar scorrere il registratore, mentre Jerry Lee ripercorreva il suo apparentemente inesauribile repertorio.

Però, nel caso di "Great Balls of Fire", le cose andarono differentemente, perché questo fu -in realtà- un tentativo studiato a tavolino, per sfondare nel mercato dei ragazzini, che stavano diventando una componente sempre più importante del panorama discografico.

Tra l'altro, Sam Phillips era stato scottato dal relativamente scarso successo che Carl Perkins e Johnny Cash avevano avuto con il loro secondo disco e così, questa volta, era intenzionato a non lasciare nulla al caso.

Subito dopo la sua apparizione allo Steve Allen Show, Jerry Lee Lewis era stato scritturato per "Disc Jockey Jamboree", uno di quei filmetti allora di moda, il cui unico obiettivo era stipare nel minor tempo possibile il maggior numero di interpreti e canzoni.

Il titolo "Great Balls of Fire" era stato proposto inizialmente a Carl Perkins, ma venne poi girato a Jerry Lee, che vi lavorò a lungo (almeno... per gli standard dell'epoca), ricercando più il sicuro effetto immediato che la complessità stilistica.

E così, tra l'altro, nel famoso assolo al piano, possiamo ascoltare prima quattro glissandi e poi la stessa nota, martellata per diverse battute.

Film e disco uscirono nel Novembre 1957 e, come era facile attendersi, entrambi ebbero grande successo.

Purtroppo, però, nel giro di poche settimane, Jerry Lee Lewis commise un suicidio mediatico, sposando Myra Gale, una cugina appena tredicenne.

Questa vicenda extramusicale provocò un grosso scandalo presso il pubblico americano ed europeo e, quindi, un blocco nella carriera di Jerry Lee, che durò almeno un decennio.

Ma avremo modo di parlarvi dei tentativi della Sun Records, per porre rimedio a questa catastrofe economica, nell'ultimo singolo di questa casa discografica che, tra non molto, vi presenteremo.

Per ora, gustiamoci l'energia travolgente di "Great Balls of Fire", sia nel 45 giri, sia nella versione cinematografica.

Tra l'altro, in questo film dedicato al da molti disprezzato Rock 'n' Roll, comparvero anche Count Basie e la sua Orchestra, che accompagnarono Joe Williams.

Eccovi, allora, anche il loro video, a testimonianza del fatto che l'unica differenza che per noi conta non è tra generi musicali diversi -per i quali schierarsi, in una parodia del tifo sportivo- ma tra musica bella o brutta...